Il programma e i valori della lista

L’alternativa al governo provinciale delle destre va posta in primo luogo sul piano culturale: le logiche della  crescita economica incontrollata, della precarizzazione del lavoro, della emarginazione degli immigrati, dello sfruttamento senza limiti del territorio, del declino della scuola pubblica vanno radicalmente rovesciate in nome di un progetto che fa dell’inclusione sociale, dello sviluppo sostenibile, dell’integrazione culturale, del rafforzamento dell’istruzione e formazione scolastica i propri punti di riferimento per una proposta chiaramente ‘altra’ rispetto all’azione delle giunte provinciali leghiste che si sono succedute dal 1995.

La crisi economica ha messo in questi anni radicalmente in discussione le certezze dei tanti esponenti della destra che avevano celebrato il “modello Nordest” cantandone le sorti “magnifiche e progressive”.

Ovviamente, le ondate di disoccupazione e di cassa integrazione hanno trovato del tutto impreparati gli amministratori regionali e provinciali leghisti, ancora impegnati a propagandare il “piccolo è bello” mentre le aziende chiudevano e migliaia di lavoratori si trovavano senza reddito o con lo stipendio dimezzato.

E’ proprio dal lavoro, allora, che iniziano le nostre proposte programmatiche.

a)      Un ruolo attivo della Provincia nelle crisi aziendali. In questi difficili anni il ruolo della Provincia nella gestione delle gravi crisi aziendali è stato del tutto insufficiente e gli amministratori provinciali si sono per lo più limitati a partecipare alle sfilate senza fare quello che c’era da aspettarsi: prendere nettamente e chiaramente le parti dei lavoratori in tutte le situazioni in cui le chiusure o i ridimensionamenti aziendali sono dovuti a scelte imprenditoriali che mirano unicamente all’incremento dei profitti a scapito dei lavoratori e delle loro famiglie.

 

b)      No alla precarizzazione del lavoro. La Provincia ha assunto da tempo le competenze in materia di occupazione che si sommano a quelle della formazione professionale  e ne fanno farne il più importante attore sul territorio per quanto riguarda la formazione dei lavoratori ed il loro inserimento e reinserimento nel mondo del lavoro.

Crediamo che il ruolo dell’ente provinciale possa e debba essere quello di contribuire a contrastare il fenomeno della precarizzazione del lavoro, in particolare giovanile, attraverso un utilizzo degli strumenti di collocamento e, soprattutto, di formazione finalizzato al reinserimento dei lavoratori espulsi dal processo produttivo ed al rafforzamento della professionalità dei giovani che si avviano al mondo del lavoro e dei lavoratori immigrati.

c)      Uno sviluppo sostenibile. Dopo avere per anni sostenuto che il modello del ‘piccolo è bello’ era il grande successo dell’economia del Nordest i leghisti si accorgono solo ora che un sistema economico costruito sul basso costo del lavoro e sulla svalutazione della lira non è più in grado di sostenere la concorrenza internazionale e si schierano contro gli imprenditori che chiudono e delocalizzano.

Ugualmente hanno protestato in questi ultimi anni contro la diffusione selvaggia in ogni angolo del territorio dei capannoni industriali, capannoni molto spesso costruiti per ottenere gli sgravi fiscali garantiti dalle leggi Tremonti, volute dal governo nazionale di cui la Lega fa parte.

Il nostro impegno è quello di cambiare in modo radicale la logica stessa di questo modello di sviluppo che rivela tutte le sue debolezze e le sue difficoltà: il nostro territorio ha bisogno di uno sviluppo sostenibile, fatto di aziende in grado di competere sui mercati internazionali perché ricche di innovazione e di nuove tecnologie e di istituzioni pubbliche che intervengono per favorire ed incentivare questi cambiamenti del sistema produttivo.

Un sistema produttivo che richieda più intelligenze e meno capannoni, più fibre ottiche e meno autocarri, maggiori professionalità e meno lavoratori precari: questo è il nostro progetto per un futuro economico della Marca a servizio di tutti e non di pochi.

d)     L’istruzione professionale ha rappresentato un patrimonio importante nel nostro territorio perché ha contribuito alla progressione professionale e sociale di intere generazioni di lavoratori. Può continuare a svolgere tale ruolo se la Provincia si impegna a contrastare il processo di indebolimento della scuola pubblica che viene perseguito a livello nazionale dal governo delle destre.

e)      Per una mobilità sostenibile. La mobilità di persone e merci nel nostro territorio deve uscire dalla logica della centralità del trasporto su gomma che continua a giustificare la realizzazione di nuovi tratti stradali che contribuiscono a compromettere il territorio.

Va, quindi, data la priorità al Sistema Metropolitano di Superficie, prevedendone l’estensione a Conegliano e Castelfranco Veneto ed impegnandosi perché diventi la priorità tra le realizzazioni da portare a compimento nei prossimi anni.

Altrettanta importanza va data al rafforzamento del trasporto pubblico su gomma per renderlo sempre più efficiente ed integrarlo con il trasporto ferroviario attraverso la creazione di aree di scambio intermodale e di biglietti per viaggi plurimodali (bus+treno).

In questa logica è evidente che la Pedemonatana può essere unicamente una superstrada a servizio del territorio, mentre la A27 va aperta almeno fino a Treviso Nord per diventare la tangenziale Est di Treviso.

f)       La difesa del territorio va organizzata partendo da uno Statuto del territorio che stabilisca i principi dell’azione pubblica: difesa delle zone non costruite, definizione di limiti all’espansione urbana, compatibilità tra ambiente e sviluppo.

Va inoltre radicalmente rivista la politica in materia di escavazione e di discariche per bloccare il depauperamento del territorio rappresentato dall’attività estrattiva che è anche la giustificazione della successiva richiesta di apertura delle discariche.

La Provincia deve schierarsi nettamente a favore dei referendum contro il ritorno al nucleare e per la gestione pubblica dell’acqua.

g)    Per una Marca aperta e solidale. Gli anni del governo leghista della Provincia sono stati caratterizzati da una vera e propria chiusura, culturale prima ancora che amministrativa, rispetto ad un contesto nazionale, europeo ed internazionale profondamente mutato dalla globalizzazione dell’economia e dell’informazione, ma anche dalla nascita di esperienze originali di partecipazione diretta dei cittadini al governo locale e di sostegno ai diritti umani, civili sociali.

Proprio per uscire da questa sorta di “autarchia” vogliamo:

–          la sperimentazione di forme di democrazia diretta, con il coinvolgimento di realtà associative, soprattutto in ambiti sociali critici o ricchi di potenziale;

–          la ricerca di collegamenti e scambio culturale con realtà particolarmente significative per quanto riguarda l’avanguardia nella gestione del territorio, l’educazione alla pace e la promozione dei diritti;

–          la partecipazione della Marca trevigiana nei forum sociali e internazionali per le nuove forme di governo.

g)      Trasparenza dell’amministrazione e fine della Casta Padana. In questi anni le amministrazioni provinciali guidate da Muraro e Zaia si sono distinte per una scarsissima trasparenza dell’attività amministrativa e per scelte (nomine nelle società partecipate e negli enti, realizzazione della reggia del Sant’Artemio, spese per consulenze e pubblicità) che hanno tutto il sapore della Casta Padana.

Le nomine nei consigli d’amministrazione pubblici solo di leghisti o pidiellini di provata fede, le spese per inaugurazioni, tg della Provincia e propaganda varia sono scelte ingiustificabili che vogliamo superare.

Vogliamo che le nomine siano basate unicamente sulle competenze di chi viene chiamato ad amministrare società che gestiscono servizi pubblici e vogliamo dotare la Provincia dell’Anagrafe Pubblica degli Eletti in cui siano a disposizione di tutti i cittadini i dati sugli incarichi e compensi nell’amministrazione provinciale e nelle società, enti e consorzi da essa partecipati, le consulenze, i bilanci.

Perché crediamo che i soldi pubblici vadano amministrati con la massima trasparenza.

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